Festa di San Sebastiano

 

 

 

 

 

 

 

Il 20 Gennaio è per tradizione ad Acireale festa grande. La festa religiosa  più sentita dagli acesi è quella per il Santo compatrono della città San Sebastiano Martire. Il culto per il Santo centurione affonda le sue radici ad Acireale nel ‘400 quando il terribile morbo della peste colpiva intere popolazioni. Anche Acireale fu gravemente colpita dal male contagioso e fu così che il popolo si rivolse a San Sebastiano per auspicarne la guarigione come una lapide sopra la cappella di San Sebastiano testimonia. Il Martire era considerato un taumaturgo della peste in quanto era riuscito a sopravvivere al martirio delle frecce e siccome la peste si credeva fosse una punizione divina scagliata per mezzo dei dardi vincendo le frecce il santo poteva vincere anche la peste. La piccola chiesa ,oggi dedicata a Sant’Antonio da Padova ospitò a lungo i devoti di San Sebastiano ,come testimoniano due lapidi per la sepoltura dei devoti poste all’ingresso della piccola chiesetta, fin quando, vista la crescente devozione, non fu necessaria nel ‘700 la costruzione dell’attuale Basilica in stile barocco , utilizzando la pietra bianca di Siracusa e apportandovi varie modifiche a seguito del terremoto del 1693.

La vita di San Sebastiano è ben rappresentata nel ciclo pittorico di Pietro Paolo Vasta che si trova all’interno della Basilica, al Vasta fu dato l’incarico di affrescare l’interno dopo il terremoto del 1693 , non prima di aver vinto una sorta di gara d’appalto a colpi di pennello col pittore acese Venerando Costanzo detto il Varvazza.

Nato a Narbona in Francia ,giovane si trasferisce a Milano con la madre e quindi si arruola nell’esercito di Diocleziano nella seconda metà del 200 d.C. Proclamata la sua fede in Cristo viene condannato a Morte per mezzo delle frecce. Miracolosamente rimane in vita e curato dalla nobile Irene prosegue la sua opera di apostolato. Viene titolato dal Papa Caio difensore della fede e successivamente condannato a morte da Diocleziano a colpi di bastone, è il 20 Gennaio del 304.

Il corpo è gettato in una cloaca e salvato dalla giovane Lucina e quindi deposto nelle catacombe di Roma dove oggi sorge una Basilica al Martire dedicata sulla via Appia.

Ogni 20 gennaio Acireale tributa solenni festeggiamenti per l’amato compatrono. Sin dalle prime ore del mattino la Basilica si affolla di devoti in trepidante attesa che la cappella dove il Santo è chiuso durante l’anno venga aperta . Alle ore 11.00 nell’affollata piazza antistante la Basilica fa la comparsa il simulacro del Martire “nudo nell’atto di subire il martirio delle frecce”sull’artistico fercolo del ‘700 opera di scultori messinesi, salutato da scampanii e fuochi d’artificio. Particolarmente spettacolare è la manovra d’uscita del fercolo dalla chiesa dove i devoti, tradizionalmente scalzi, tirano il baiardo ad alta velocità al centro della piazza. Durante il tragitto il Santo compirà altre vertiginose corse come in piazza Marconi (intorno alle 15.00), Piazza Roma, Corso Umberto fino alla casa del Vescovo (intorno alle 21.00) . Suggestivo è il rientro in basilica culminato con una corsa a ritroso intorno alle 24.00.

Da ricordare  altre due tappe caratteristiche della processione: alle 16 il Santo sosta davanti alla vecchia stazione di Acireale per salutare il passaggio di un treno ,rievocazione di un evento della prima guerra mondiale. Intorno alle 22 in viale Regina Margherita gli spettacolari fuochi d’artificio  illuminano il cielo di sfavillanti colori.

Acireale si stringe ogni anno attorno al suo Santo detto dagli acesi “u rizzareddu” , un Santo che nel suo incedere per le vie della città come da tradizione cattura tutto il freddo del gelido inverno tanto resiste alla bassa temperatura tutto nudo e porta così l’inizio delle belle stagioni.

La festa anticipa di qualche giorno il carnevale per questo un antico detto recita “Sammastianu maschira n’chianu” anche se recenti studi fanno risalire questo detto alle tradizionali “ammascarate “ che si tenevano nel ‘700 di contorno alla festa ,rappresentazioni della vita di San Sebastiano, accompagnate da corse di cavalli e spari di archibugi.

                                                                                          

                                                                                  Antonio Trovato