Chiesa di S. Maria del Suffragio

 

La chiesa del Suffragio, , fu costruita nel 1638 con elemosine dei cittadini per ospitare le donne povere che sprovviste di "manto" non potevano accedere nelle altre chiese cittadine.
Danneggiata dal terremoto del 1693 fu restaurata assumendo la fisionomia attuale che s'impone con i suoi chiari e pacati volumi sull'intera zona circostante, il cosiddetto "quartiere dei Morti".
Nel prospetto laterale il portale - quasi una floreale escrescenza architettonica - e' un'aggiunta della seconda meta' del '700.
L'interno è una esplosione di colori dovuti al pennello di Pietro Paolo Vasta che l'affrescò nel 1751.Paolo Vasta nacque ad Acireale nel 1697. Morì nel 1760. Fu attivo in Sicilia dal 1732 fino al 1755, anno in cui rimase paralizzato a causa di un'infermità.
La sua presenza artistica ad Acireale è evidentissima, perché quasi tutte le chiese di quell'epoca mostrano affreschi e tele firmate dal Vasta. Il tardo barocco di Acireale reca pertanto una cifra stilistica ben precisa e facilmente individuabile, anche in conseguenza del fatto che Vasta fece scuola ad Acireale: una scuola frequentata tra il 1736 e il 1734 da Vito D'Anna ( il più importante pittore palermitano del '700)
Nel ciclo pittorico si impone il grande e complesso Mistero eucaristico nella volta della navata, affresco che si ripete tale e quale nella chiesa di S. Maria Maggiore in Ispica ad opera di Olivio Sozzi; rimane aperta la polemica se sia stato il Sozzi ad utilizzare i cartoni del Vasta o viceversa. Sulle pareti scene dell'Antico Testamento e sulla volta dell'abside Gesù Cristo che versa il sangue della Redenzione.
Episodi biblico-allegorici nelle pareti del coro. L'intero ciclo, di concezione tipicamente barocca, e' ispirato all'attesa di salvezza delle anime del Purgatorio.
E' ancora del Vasta la tela della "Madonna del Suffragio" dell'altare maggiore
L'atmosfera che domina in questa chiesa è di conseguenza librata tra mondo terreno e mondo ultraterreno, come è possibile vedere in un affresco, nel quale le anime del Purgatorio, meste, afflitte, ma fiduciose nella grazia divina ricevono l'acqua refrigerante che su di loro versa un angelo del cielo.
L'iconografia del '700 rappresenta anche ciò che non può essere rappresentato: qui il purgatorio ha un suo paesaggio, una moltitudine di "abitanti", un'intima dolcezza che traspare dagli sguardi delle anime rappresentate in primo piano.
Questo tema è ripreso nel grande affresco del catino absidale: Cristo versa dal suo costato il sangue e l'acqua per le anime del Purgatorio.